Non fare il pollo…

Posted on Marzo 23, 2008. Filed under: alimentazione | Tags: , , , |

Alcuni estratti da internet

09/01/2008 – Sloweb

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Uno shockante video sulle condizioni in cui vivono i polli da batteria alla Uphampton Farm, un allevamento a Leominster (Uk), è stato diffuso on line dall’associazione animalista Compassion in World Farming (Ciwf).

Il documentario mostra uno stabilimento che accoglie dai 25 000 ai 50 000 esemplari, un tappeto bianco di volatili ammassati in modo a dir poco innaturale, che non vedranno mai la luce del sole e che se saranno ˝fortunati˝ verranno abbattuti dopo 39-42 giorni di vita. Molti dei polli però, uno su venti, soffre della sindrome della morte improvvisa, causata soprattutto da asfissia. Mentre il 27% non è in grado di camminare e striscia tristemente sul pavimento di cemento.

Negli allevamenti all’aria aperta e biologici gli animali vivono rispettivamente 56 e 80 giorni, tutti liberi di razzolare sul terreno. La destinazione degli animali della Uphampton Farm? Le loro carni vengono acquistate dalla Sun Valley Foods, una company che fornisce i polli alle catene di supermarket Morrison e Sainsbury’s e l’80% delle chicken nuggets di McDonald’s. Nessun altro settore dell’agricoltura è così industrializzato. L’allevamento avicolo medio ha 200.000 animali.

Le multinazionali selezionano gli ibridi e controllano le materie prime per i mangimi. I polli, ben farciti di grassi, lievitano in poco più di 30 giorni e le galline producono 300 uova all’anno, il doppio rispetto a vent’anni fa

 

Che cosa mangia

Il 21 maggio 2002 il National Post pubblica un’immagine desolante: un pollo vivo e vegeto, ma completamente nudo. Una razza fatta così, senza penne né piume, selezionata da uno scienziato israeliano per eliminare un passaggio e ridurre i costi di lavorazione. Non è soltanto una curiosità, il risultato mostruoso di un esperimento strambo, ma l’esito normale e inevitabile di una tendenza inaugurata già negli anni Cinquanta e giunta ormai al suo parossismo. Nelle vaschette del supermercato, oggi, ci sono polli creati con un unico obiettivo: accorciare sempre di più il tempo che divide il pulcino dalla crocchetta. Così, se un pollo ruspante ha bisogno di almeno cinque o sei mesi per diventare adulto, gli ibridi dell’industria sono pronti per il macello dopo 40, 50 giorni. E fra pochissimo – questione di mesi – uscirà sul mercato l’ultimo ritrovato, che raggiungerà il peso di due chilogrammi in soli 33 giorni.
Nel mondo sono quattro o cinque, non di più, le multinazionali che selezionano questi polli bionici: compagnie inglesi, canadesi, americane e francesi. Gli animali con le migliori perfomance si chiamano Ross, Cob, Hubbard, Warren Brown e così via. Da quarant’anni a questa parte hanno spazzato via tutte le razze locali.
Gli ibridi da carne sono “programmati” per essere pigri e costantemente affamati (crescono così in fretta che le zampe non riescono quasi a reggere il peso del corpo e la maggior parte ha problemi di deambulazione), mentre le galline ovaiole devono rimanere leggere e magroline, per produrre il maggior numero possibile di uova (ormai si arriva addirittura a 300 l’anno).
Il pollo da batteria non cresce, lievita letteralmente: grazie al lavoro di selezione, ma anche ai mangimi, che contengono percentuali di grasso che vanno dal 5 fino al 10-12%. Prima dello scandalo BSE erano sostanze di origine animale (scarti dell’industria della carne reperibili a costo zero), ora un’ondata “salutista” ha dirottato gli acquisti verso oli tropicali a bassissimo costo: di cocco e palma. Grassi saturi: sostanze che rimangono nel pollo per intasare le vene dei consumatori alla costante e ingenua ricerca di carne bianca e magra. Il resto del mangime è fatto di cereali (mais miscelato a orzo, frumento, sorgo…) mentre la fonte proteica viene principalmente dalla soia (che ha sostituito le farine animali). Soia di importazione, naturalmente. Solo una parte irrisoria è prodotta in Italia, mentre l’85% proviene dalle Americhe (Stati Uniti, Brasile, Canada e Argentina). Quasi sicuramente transgenica, quindi, ma d’altronde chi può controllare le migliaia di tonnellate di farina di soia che approdano ai porti di Savona e di Ravenna e ripartono sugli autotreni per i vari mangimifici? Dietro ci sono ancora una volta le multinazionali, giganti come Cargill e Monsanto.
Con i mangimi, poi, i polli ricevono la loro razione di antibiotici, spesso indispensabili per prevenire le numerose nuove patologie legate alla grande concentrazione dei capi. In un allevamento di centinaia di migliaia di animali, infatti, si diffondono con estrema rapidità epidemie di massa costosissime per le aziende. Proprio per questo, tra i vari animali allevati, i polli sono i più trattati. C’è da sperare che i controlli sui tempi di sospensione degli antibiotici (prima della macellazione) siano osservati regolarmente, ma il dubbio rimane, anche perché le analisi, per dare risultati, hanno bisogno di tempo (circa due settimane) e spesso, nel frattempo, i polli sono già in tavola.

Fast food

McNugget sono piccoli pezzi di pollo ricostituito, per la maggior parte carne bianca, tenuti insieme da vari stabilizzatori. Fino a poco tempo fa, derivavano gran parte del proprio sapore da una base di estratto di carne. Secondo la McDonald’s Corporation, gli ingredienti di un Chicken McNugget oggi sono: pollo, acqua, sale, amido di mais modificato, fosfati di sodio, brodo di pollo liofilizzato (brodo di pollo, sale e aromi naturali), condimenti (olio vegetale, estratto di rosmarino, mono-, di-, e tri-gliceridi, lecitina). Viene ricoperto da una pastella di acqua, farina di frumento sbiancata (arricchita da niacina, ferro, mononitrato di tiamina, riboflavina e acido folico), farina di mais gialla, amido di granoturco modificato, sale, lievito (bicarbonato, pirofosfato di acido di sodio, fosfato di alluminio di sodio, fosfato di monocalcio, lattato di calcio), spezie, amido di frumento, siero di latte secco e amido di mais. E viene fritto in oli vegetali parzialmente idrogenati (che possono comprendere olio di soia parzialmente idrogenato e/o olio di canola parzialmente idrogenato e/o olio di semi di cotone e/o olio di semi di girasole e/o olio di mais). Sono infine aggiunti idrochinone butilico terziario e acido citrico come conservanti e dimetilpolisilossano come agente antischiuma.

I polli che troviamo a prezzi bassi nella GDO sono tutti allevati con questi sistemi anche perché questo tipo di mercato e domanda hanno praticamente portato all’estinzione le razze locali riducendo il tutto a 4 o 5 ibridi. Attenzione alle scritte allevati a terra (probabilmente non è ciò che pensi tu, sono solo spazi leggermente più ampi).Sul biologico qualche garanzia in più sull’alimentazione ,le cure e il ciclo vitale.

Buon appetito…

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